FACCE DI GHISA E MAGGIORDOMI
Dunque, vediamo se ho capito bene: la Corte Suprema di Cassazione – massimo organo giudicante della Giustizia italiana – ha autorizzato la Procura della Repubblica di Genova a sequestrare quarantanove milioni di Euro alla Lega Nord «dovunque essi si trovino».
Si chiude così la vicenda dei soldi pubblici utilizzati dalla cricca milanese di via Bellerio 41 per acquistare diamanti in Tanzania ed altre operazioni spregiudicate, che hanno portato alla condanna del partito leghista: questa volta senza possibilità di appello.
Subito, il vicepresidente del Consiglio dei Ministri, il Segretario Federale del carroccio, Matteo Salvini, ha cominciato a strepitare parlando di «giustizia ad orologeria, attacco alla democrazia».
Salvini si spinge persino a dire che «ci vogliono colpire perché diamo fastidio», ed invoca l’intervento del Presidente della Repubblica, perché faccia in modo che la sentenza non trovi seguito e resti lettera morta.
Ma il peggio viene dal suo alleato pentastellato Luigi Di Maio, che si avventura in un temerario «la sentenza non mi crea imbarazzo: lo scandalo riguarda Bossi e il suo cerchio magico e non la Lega di Salvini», come se non si trattasse dello stesso partito.
In questo modo il politicante napoletano dimostra, per l’ennesima volta in pochi giorni, di non essere molto di più che un maggiordomo al servizio del leader leghista: infatti, non risulta che Salvini abbia mai preso sufficientemente le distanze dal suo predecessore Bossi.
Bosio (Al), 06 luglio 2018
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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